Umbrella

18 settembre 2011
 Quadro: Jack Vettriano [Pittore Scozzese, born 1951]

C'è un ombrello nel vento.
E' fatto con gli scampoli dei tessuti avanzati durante l'anno, tessuti usati per creare abiti indossati, sfilati, cambiati, gettati. Un abito per ogni occasione mi indossi, cambi colori, facce, toni e voci, odori, pensieri, capelli, profumi, mutevole creatura che anticipa la stagione, gioca con il vento, ride tra le foglie che scivolano via assieme alle maschere che dondolano sull'attaccapanni come i tuoi vestiti abbandonati.
Ad ogni punta d'ombrello è cucito un lungo filo con tante scarpe consumate appese, nel vento.
Dagli stivali per la pioggia, alle scarpe buone della domenica, appese come palline su uno strano albero d'Autunno.
Una scarpa per ogni strada che hai percorso, una per i sogni perduti, una per le illusioni, una per le speranze, una per ogni goccia di malinconia, una per tutti gli istanti di gioia, una per ciò che ti lega il cuore e l'anima fino a strangolare la ragione, una per ogni pensiero che hai posseduto come una donna amata, una per ogni pensiero che hai perduto come una donna usata, una per ogni ricordo d'infanzia, una per ogni fatica adulta, una per ogni malattia vinta, una per ogni nemico sbaragliato, una per ogni nemico che ha vinto, una per ogni amico fedele, una per ogni amico che ha tradito, una per gli amori tessuta d'argento e rosso sangue, una per me.
Sotto la mia tenda di garza guardo dalla grande finestra il vento che scuote l'Autunno, tenta di farlo scendere dai rami degli alberi. Dorme l'Autunno sui rami degli alberi, pigro se ne sta appollaiato in posizione fetale, non vuole invecchiare, apparire per poi sparire e poi tornare, come un'amante di tanto tempo fa, di oggi, di domani, che forse, quasi certamente, tornerà.
Nel vento dondola un ombrello di scampoli, con dei fili appesi, sui fili infinite scarpe di strade percorse. Nel vento dondola un ombrello di scapoli di vita vissuta, strappata e ricucita.
Alzo una mano che copre il cielo, da qui è grande come l'universo intero.
Saluto il cielo.

Sono qui, sulla soglia della mia vita e guardo.
Dietro di me il nero denso della pece.
Sai cos'è la pece, bambina? Sai che non la puoi chiamare perchè vuoi camminare, bambina? Sai che ti afferra quando meno te lo aspetti, giunge quando vuole lei, brucia ogni fiore che hai piantato?
Pece distruttrice, pece densa come ciò che rimane nello spirito quando hai cacciato fuori ogni lacrima dagli occhi, e ti esce anche dal naso. Pece, nera, densa, che non puoi invocare, che non puoi desiderare, che non puoi mai, e poi mai, ancora mai, comandare.
Sotto i miei piedi un filo di seta grezza bianco e turchese.
Ricorda gli abiti di una Signora che incontrai molti anni fa senza preavviso.
Sai che il destino non esiste, bambina? Sai che è solo un'invenzione per chi non conosce, e non sa spiegare, la vita, piccina? Sai che ogni mattone che manca lo hai divorato, nella fame cancellato?
Davanti a me il bianco assoluto, la luce che paventa gli animi, che si pensa alla luce come liberazione eppure quando la si ha davanti spaventa.
In lontananza Pan urla. Mi sorprendo, perchè non tremo più.
"Dov'è il mio tremore?" mi domando come se avessi perso un figlio cresciuto con dedizione.
Sai che il buio attira l'uomo più della luce, fanciulla? Sai che si pensa di affrontare il peggio per poi diventare forti, bambina? Sai che si diventa forti solo quando si affronta il meglio, e la paura di perderlo, fanciulla?

C'è quell'ombrello che vola del vento, c'è questa soglia e ogni foglia, che chiede cosa io voglia fare, quale canzone cantare, in quale colore danzare.
Tentenno.
Indecisa.
Decisa.
So cosa farò. Non è il destino a comandare. Il destino è un'umana utopia, la scelta è soltanto mia.
So cosa ho scelto, da sempre, per sempre. So cosa farò, so che userò ogni forza delle gambe stanche, senza scarpe nei piedi, abiti indosso, neanche un gioiello, neanche un orpello.
Eppure tentenno.
Cerco la forza, ricarico pile. Nel caso nel bianco assoluto io debba nuotare, penso al futuro, a come organizzare.
La Luna dondola, pigra, l'Autunno dorme indolenzito, io tentenno.
Eppure avanzo, millimetro su millimetro mi sposto.
Riamando, cincischio, temporeggio, ascolto fin troppo, guardo con la coda dell'occhio, quell'ombrello che vola nel vento, le sue scarpe appese ballano.
Un profumo, mi servirebbe un buon profumo per decidermi... intanto attendo eppur mi muovo.

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