Libri sgualciti

12 settembre 2011
Maggie Taylor

Davanti e dietro lo specchio, tutti sembrano molto intenti a guardarsi, ascoltarsi, toccarsi, ritrovarsi.
Questo Settembre sembra una Woodstock introspettiva.

Per coloro che trattano i libri come fragili cristallerie.
Hai mai fatto caso che alcuni trattano i libri come cristallerie? Li vogliono intonsi come bisturi d'ospedale, neppure dovessero operarci la loro mente, puliti, stirati, inodori, libreriati, appena sfornati.
Dicono che i libri per loro sono sacri...
Eppure chi ha fede sa, conosce, è consapevole, che ogni cosa che si sente sacra è...
La nostra fede nel nostro sacro è sempre sgualcita, sbattuta, bucata qui e là, ammaccata, orecchiata, sottolineata, evidenziata, cancellata, modificata, impolverata, re-incollata.
Chi ha un senso del sacro sa, che ci si arrabbia, che si fa pace, che si pretende e ci si delude, che si ama oltre l'immaginazione concreta d'Amore, che si sbaglia, si torna indietro e si sbaglia ancora, si ripiega, la si usa per pareggiare le zampe storte della vita, alcuni la bruciano nel caminetto, altri ci scrivono su appunti, memorandum esistenziali, la si scaglia contro il muro per riprenderla come fosse un uccellino, le si piange e ride addosso.
Il sacro è sgualcito, più è sentito e vissuto e più è sgualcito.
I miei libri hanno le orecchie, la schiena rotta perchè stiano aperti da soli, hanno macchie di cibo e le pagine ondulate dall'acqua perchè non ci separiamo mai, sono sbiaditi dal Sole, unti di sudore, buttati per terra, ripresi, cullati, contro il muro gettati, schiacciati l'uno sull'altro e tra loro incastrati, qualcuno sottolineato, qualcuno ha le pagine volanti, alcuni hanno l'adesivo come un protesi.
Una volta le famiglie bene compravano una bibbia o l'enciclopedia, la mettevano in salone, la pagavano otto stipendi, ci scrivevano sopra nascite, matrimoni, funerali, c'era su la storia della famiglia e standoci su, le persone, diventavano eterni come quel libro costoso.

Le donne della mia famiglia scarabocchiano e maltrattano i libri.
Mia madre li usa come polverina magica, se li sparge sul naso prima dormire e aspetta Morfeo in loro compagnia. Li ritrovi lì, con la luce accesa, sul suo naso. O per terra se si sposta.
Li lascia sulla sdraio unti di solare. Li abbandona sul prato poco prima che si attivi l'innaffiatoio, li porta in borsa, in viaggio, li riporta indietro, sempre, ma stanchi dall'avventura. Li tocca con le mani da cucina, sulla tavola, a colazione, marmellata sulla "Ragazza con l'orecchino di perla", caffè su "La rilegatrice di libri proibiti".
Mia nonna, quella che leggeva, li usava come libricini di appunti, li numerava per ritrovare il filo delle serie (giallista), li teneva vicino alla tv per appuntarsi un'informazione, vicino al telefono per un numero dato all'ultimo momento, ogni tanto ci faceva su i conti della spesa: 20.000 lire moltiplicato per...
Alcuni di questi preziosi manoscritti saltano fuori dagli scatoloni del trasloco.
Lilian Jackson Braun, la preferita di mia nonna, è una miniera di appunti con quella grafia che una volta insegnavano al Giulio Cesare e che ormai non ha più nessuno. Conti, appunti, ricette, parole, numeri, e lei sbuca fuori dalle pagine come un'allegra ombra di sé. Si materializza seduta al suo tavolo, che era stato di suo marito medico, gli occhiali inforcati a metà, uno sguardo alla tv e uno a quello che appunta, l'odore della stanza chiusa, in sottofondo una pentola bocca con delle verdure nella cucina che da quarant'anni non viene aggiornata.
E io li metto in ordine e penso. Un giorno i miei figli scopriranno la loro bisnonna leggendo quel vecchio gialletto che mamma tiene conservato. Vedranno la grafia dei primi del novecento, sorrideranno curiosi, si domanderanno cosa fossero quei conti con cifre a migliaia (ignari della lira) e, cosa più importante, magari decideranno di provare quella ricetta appuntata su retro di copertina.
Così la loro bisnonna, che non hanno mai conosciuto, insegnerà loro a cucinare.

E i figli di chi ha conservato i libri pronti per la vendita non sapranno mai chi fosse la loro bisnonna... la troppa cura a volte ammala il paziente, brontola mio nonno, il medico.

Ho capito che quando c'è un cambiamento bisogna accettarlo, Accettarlo significa cambiare cognitivamente modo di pensare. Significa spogliarsi del passato.
Me lo hanno insegnato con durezza, a volte accade, quando non vuoi ascoltare, s'irrigidiscono, alla vita viene la mano pesante.
Bisogna trovare altri spazi, dimensioni, nuovi pensieri, abitudini, tradizioni.
Irma non abita più qui, mi passa a trovare però, ogni tanto entra in casa, non mi scompongo, è un vecchio amico, poi esce. Si fa annunciare dalle luci esterne con quella sagoma da supereroe e poi fa il giro dello studio, gli piace lo studio, saranno le erbe nei vasetti?
Si arrampicano pigri però i gechi, uno grosso ha preso la tana di Irma, mi osserva dall'alto sotto la Luna che ci illumina.
Malinconia.
C'era una volta un ragazzino a cui spiegavo le cose che girava per questa casa e che toccava le cose fragili con la delicatezza di un intenditore.
C'era un cane che sapeva usare le zampe come mani che nasceva e cresceva e moriva in questa casa.
C'era un gatto nero che giocava a nascondino con una bambina.
C'era quella notte sul terrazzo con la scarabocchiatrice di gialli, a sussurrare tra di noi.
C'era il grande uomo che ha costruito questa casa che quando veniva controllava i lavori da fare e mandava gli operai, quelli di una volta a cui lasciavi le chiavi.
C'era la donna che non leggeva, che ci veniva poco ma mandava piatti cucinati.
C'era, c'era, era, era...
Non ci sono più.
Bisogna voltare pagina, sembra quasi un "peccato", nel senso di reato.
"Tu non credi nel peccato, nell'espiazione e nel reato" ricorda il Cappellaio Matto.
Lo so.
Questo non toglie la malinconia degli ultimi saluti, dell'ultimo scatolone svuotato di una vita intensa accompagnata da persone intense tanto da domandarsi se in futuro altre riusciranno a colmare quei vuoti che hanno lasciato.
"E' l'effetto gruyère" spiega senza farsi distrarre, sta facendo un cappellino di feltro per l'Inverno "In verità quei vecchi erano gruyère, tutti diventano gruviere, è per questo che quando c'è un terremoto non si cade, i buchi ammortizzano, ti rendono gommosa".
Ho qualche buco nel cuore, la Luna piena ci fa passare i raggi e li rinfresca.
Settembre, Settembre, quanta profondità porti con te...


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