Tarocchi e arcani satirici

3 settembre 2009
Creo che alcune paure siano nell'essere umano, ereditate dalla prima scimmia apparsa sulla Terra: la paura della morte, la paura del vuoto, la paura del buio, la paura del tempo, la paura degli imprevisti, ecc...
Il Bruco Turchino è convinto che progredire interiormente significa superare queste paure, specifica che superare non significa non provarne più ma imparare a gestirle, a non farsi immobilizzare o condizionare nelle scelte. Per esempio rischiare la vita in interventi inutili per togliere i segni del tempo che passa e così illudersi di averlo combattuto.
Lo Stregatto è convinto che quando ci si adegua alle paure queste si annidano dentro di noi come un insetto, poi rimangono lì e si nutrono di noi: prova paura, gnam; prova paura, gnam. E a forza di gnam e gnam, dice lui, diventano sempre più grosse e grasse e prima o poi ci gnammano del tutto e finiamo con il diventare noi insetti e loro esseri umani.
La Regina di Cuori detesta le paure, le vive come soldati di un esercito avverso, impugna un kalashnikov e senza prendere la mira spara. Cosa che per altro le piace fare, le offre un non tanto sottile divertimento sadico e, giustificata da un arzigogolo morale, si sente autorizzata a farlo senza ragionare.
Oggi però mi è capitato di domandare al Cappellaio Matto cosa ne pensasse delle paure e mi ha sorpresa la sua alzata di spalle. Dal suo punto di vista l'imprevedibile è la paura più grande, perchè l'imprevedibile può portare a tutte le altre paure, mettertele davanti senza preavviso.
Io sono d'accordo, un po' mi spaventa questa imprevedibilità della vita.
Una volta quando avevo un dubbio aprivo una scatolina a fiori, tiravo fuori i tarocchi e scrutavo nel tempo che doveva ancora venire. Sembra anche che ci prendessi, tanto che dovetti dire di non farli più per evitare le scomode telefonate delle amiche o conoscenti che volevano parlare con l'oracolo prima che con me.
Poi un giorno ho capito che anche sapendo il futuro non sempre puoi impedire che avvenga. E, siccome la legge di Murphy è vera, non puoi impedire ovviamente le cose peggiori ma puoi evitare i mali minori. Allora smisi di aprire la scatolina a fiori.
A cosa serve sapere il futuro se non puoi controllarlo?
Qui non ci capiamo più, con il Cappellaio Matto, perchè secondo lui è inutile tentare. E' vero che lui è affetto da intossicazione di mercurio (vedi link sotto) ma non ha tutti i torti quando si domanda a cosa serva tentare l'impossibile. Bisognerebbe però spiegarlo alla storia che dall'uovo primordiale a oggi ha tentato di fuggire il caos a vantaggio dell'ordine.
Io ho provato ad essere ordinata. Ero disordinata e caotica, vengo da una famiglia molto disordinata e caotica, e pensavo che nell'ordine avrei appunto fatto ordine. Il risultato è che ho i vestiti divisi per colore ma in testa un saturnismo costante. Sono diventata una fabbrica di san Pietro: metto in ordine un disordine perenne e ogni tanto tento di scovare il mostro che rimette in disordine tutto mentre dormo, ma ho ormai il sospetto che somigli a me. Magari una me di un paio di decenni fa ma me.
Ora che ci penso è un po' di tempo che cerco il mio disordine, mi ha aiutata a farlo l'artigianato. Avete mai lavorato in un laboratorio? Avete mai tentato di creare nell'ordine? Le stoffe ben piegate tanto da non vederne le fantasie? Non si può creare nell'ordine e se a fine serata devi rimettere a posto tutto diventi pazza perchè hai almeno tre lavori da completare, un pezzo qui e uno lì, un paio di vestiti, una maglietta senza maniche, un tavolo bagnato con sopra un feltro a metà, un feltro appeso che si asciuga, un telaio con l'ordito ma senza trama che aspetta come un amante che ha catturato il pensiero giusto e lo tiene moolto teso... metti in ordine? Il giorno dopo devi rimettere in disordine e tra l'uno e l'altro perdi ore di lavoro.
Il design al computer non è diverso, solo che lì sospendi la macchina e non vedi il caos.
Così oggi il Cappellaio Matto mi fa una proposta interessante "E se invece di cercare tutto questo ordine non si provasse a ridere del disordine?".
Riderci su... ridacchiarci sopra... LSDdarsi da soli... in fondo non è impossibile, sotto sotto penso che sia più facile imparare a ridere che diventare diversi, magari indifferenti se si è impressionabili oppure cinici se si è ipersensibili.
Ora ci penso su, ci provo anche e poi vedrò come andrà. Al massimo mi metto io a scrivere sul blog della Family!

2 nosense:

{ Santaria } at: 3 settembre 2009 19:37 ha detto...

Così oggi il Cappellaio Matto mi fa una proposta interessante "E se invece di cercare tutto questo ordine non si provasse a ridere del disordine?".

i matti mi sono sempre piaciuti.
un bacio

{ Alice } at: 4 settembre 2009 11:49 ha detto...

Segue post, a dire il vero questo qui è stato veramente buttato giù causa fretta.. che noia correre sempre, almeno il Cappellaio Matto non ha fretta :/

 

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