Collezionismo

27 settembre 2009
Sfoglia con me questa collezione di figurine sfortunate, ultimamente ho trovato anche dei doppioni tra i giorni del quotidiano. Piccole figurine incollate sulla schiena, nel centro perfetto, dove non arrivi con le mani per staccarle né per grattare via il prurito per il sollievo.
A volte gli eventi ti prendono in giro. Fai a tempo a credergli e loro voltano le spalle, si fanno aspettare o scompaiono da dove sono arrivati. Resta nella mano la speranza infranta, piccola o grande che sia, insignificante goccia nel deserto o fontana di Trevi che fosse, solo dei frammenti di illusione come briciole di un pane ammaccato dal peso della spesa quotidiana.
L'umore è una fotografia immobile. Creo molto, si, quello si. Buone idee che nascono come fiori di loto dal fango. Attendo. Cosa, inizio a dimenticarlo. Una volta eri tu.
Nascono e devono morire per poterli ricordare, per farti venire voglia di ritagliare pezzi di stoffa e nastri di ogni colore da incollare, intorno a una fotografia che sbiadisce nel tempo ma che conserva una magia in bottiglia. Ssssh... E a volte, quando il tempo è cupo, quando la pioggia scivola sulle finestre lavando via il giorno stanco, quando una cioccolata alla cannella e il plaid fatto a mano da chi non c'è più non bastano a colmare il vuoto che porti con te assieme ai ricordi... quelle volte, aprire quella magia conservata in una bottiglietta di vetro scuro, al riparo da mani od occhi indiscreti; quelle volte è un filo di seta che scivola delicato sulla pelle.
Ma sono stanca di conservare fiori seccati e appesi ad un soffitto troppo alto da afferrare; appendici di me e della mia memoria troppo piena per coglierne il ricordo di un profumo che è stato intenso o tanto sottile da sfiorire prima del tempo.
Coloro questa stanza con i feltri dell'arcobaleno, dipingo le sue pareti con gli intrecci iridescenti delle stoffe più preziose o di quelle più umili alternate nel gioco degli opposti che s'attraggono. Creo custodi di segreti e memorie che si andranno costruendo.
Ho necessità di dimenticare il passato. Di salutare il vuoto di chi non c'è più. Ho necessità di Primavera e qui inizia l'Autunno. Era la mia stagione preferita, ma porta con sé troppi pesanti pasti da riscaldare sotto le prime coperte di lana che profumano ancora di lavanda ed arance dell'anno passato.
Osservo il futuro, non so cosa vedo. I colori di un Natale che vorrei fiorito e profumato di gladioli.
Qui tira il vento del Nord. Fa fresco e porta con sé la voglia di partire, il bisogno di cambiare radicalmente, fuggire.
Io non sono mai fuggita, ogni volta ho tenuto il castello anche se sola. Ora ho voglia di cambiare, tanto per vedere cosa succede, ignorare, voltare le spalle e fingere di non conoscere il futuro anche senza tagliare il mazzo.
Se il futuro fosse così... luci calde in una stanza verde Autunno e rosso Coraggio, il crema della Vaniglia che riscalda i sentimenti mescolato agli aromi di Cannella e di Garofano, radicalmente rosso. Pochi, intimi volti. In sottofondo ritrovare il vecchio e caro Paolo, perso in quel dei laghi bianchi del silenzio. Nell'aria un accenno di incenso e mirra, ma giusto un ricordo. Allora sarei più ottimista.
Ma per ora rimane una fotografia da incorniciare, un ricordo da imbottigliare sperando che conservi la sua magia oltre il tempo e lo spazio.
E domani un'altra guerra, un nuovo scontro, e attesa di guerre che attardano a venire ma che devono esser vinte. E domani altre figurine da collezionare, con il loro odore di colla da pochi soldi, e di plastica senza anima. E da domani di nuovo il bisogno di una mano amica che giunga dove la tua non giunge a dar sollievo.



4 nosense:

Anonymous at: 27 settembre 2009 18:20 ha detto...

I ricordi sono strani qualche volta aiutano, qualche volta fanno sanguinare. Se hai voglia di fuggire, perché no? Delle volte bisogna che il castello si difenda da solo. Il vento del nord ti portera odore di bosco, sentore di funghi i ricci soinosi che nascondono il tesoro del frutto e una mano amica, forse non proprio la mano che tu vuoi, ma una mano amica per te ci sarà sempre.
Fai riposare i tuoi pensieri e lasciati andare sulle placide onde del Lete e chissà che su i tuoi occhi non si posi una nuvola di primavera.:) green

{ Santaria } at: 27 settembre 2009 20:22 ha detto...

Cambiare non sempre vuol dire fuggire.
Cambiare a volte vuol dire combattere.
Per come la vedo io.

D.

{ Alice } at: 1 ottobre 2009 01:14 ha detto...

@Green ti ringrazio del pensiero

@Santaria non dicevo che cambiare era fuggire, sono sempre due cose diverse.
La particolarità del concetto stava proprio nel cambiare il non fuggire: smettere di combattere visto che fuggire è sempre una resa e una sconfitta, mentre il cambiamento richiede sempre una battaglia per ottenerlo.

{ Sero } at: 19 ottobre 2009 14:14 ha detto...

Confondi il fuggire con il riposarsi.
E il combattere con il dare spago.
Riposarsi e sapere chiudere le porte, questo è combattere che non sempre puoi cavare sangue dalle rape.

 

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