Uomo o marito?

26 settembre 2011
Quadro: Vettriano, pittore scozzese
 
Antefatto:
La signora ha quarant’anni, conosce un uomo giovane e poi decide di mollarlo e partire.
La signora è una quarantenne, single impenitente e ha paura dell’amore. Disse qualcuno di una signora, e io ci pensai su.

Io non ho ancora quarant’anni ma poco ci manca. Sono single, oppure molto confusa. Impenitente non lo so, dovrei cercarlo sul dizionario perché la mia cultura è solo un’illusione ottica.
Ho paura dell’amore? Chiunque ha paura dell’amore, solo un incosciente non ne ha paura e un  incosciente non sa amare. Ma di sicuro non lo rifuggo solo perché fa paura.
Così fan tutte:
C’è stato un periodo, intorno ai 31 anni, in cui decisi che dovevo sposarmi. Ormai hai un’età, devi sistemarti, mi dissi/dissero.
Così iniziai a guardarmi intorno per vedere, sembra assurdo ma è così che avviene, chi potevo sposarmi. I maligni diranno che avrei dovuto domandarmi chi voleva sposare me ma sapessero, i maligni, che qualche proposta mi è capitata e che anche gli uomini vivono questa fase.
Scruta e scruta, prova e riprova, le uscite si susseguirono, ogni sera con un potenziale marito, li rivedevo, si tastavano argomenti esistenziali, compatibilità su lungo tempo. Scartavo, scartavo, valutavo, ponderavo. Consapevolmente a volte, inconsapevolmente altre.
Ad un certo punto mi sono bloccata.
Era il turno di un tipo, un bravo ometto, serio, con lavoro in regola, pedigree in regola, il genere che ti apre la portiera. Un tipo da sposare, appunto.
Ma sciocco… orribilmente sciocco, con una visione delle donne quanto meno discutibile, una visione della politica quanto meno anacronistica (no, non fascista, ancora più anacronistica).
Poi bruttino, diciamocelo, io non sono per i figacci (trovo più sexy Claudio Bisio che Banderas) ma il tipo era bruttino.
Ne stavo parlando con un’amica e lei mi pone la domanda chiave, perplessa dalle mie perplessità: ma ti piace sto tipo o no?
Mh, no. Però è da sposare… ‘orco cane, ma come diavolo sto ragionando? Sto ragionando??
No.
La domanda che mi feci tornando a casa (mia, solo mia) fu quella fulminante: ma io voglio sposarmi? Mh.
No.

Io vivo per conto mio, rendo di conto solo a me stessa, parto quando voglio, resto se mi pare, compro quel che voglio, risparmio dove voglio, esco se mi va, mi impantofolo se non mi va, vedo le amiche, la famiglia, non litigo con famiglie altrui, non metto in ordine disordine altrui, se non mi va non pulisco tò, se mi va resetto i mobili di casa e ricompro, se mi va lavoro, se non mi va mi licenzio, giro in mutandazze, compro una guepiere, ingrasso, butto la guepiere, dimagrisco e resetto il guardaroba ricomprando la guepiere, spendo i soldi della tredicesima in scarpe, mi prendo un cane, un gatto, tre canarini se mi va, vado alle riunioni di condominio ma anche no, mi sveglio quando voglio, cucino se ne ho voglia, lascio i piatti nel lavello, il letto sfatto, le calze in giro, i capelli nella doccia e solo perché mi va trasloco, mi reinvento, rinasco.
Ho convissuto, eh?
Niente di tutto questo, si è in due, tocca rispettare anche l’altra persona, eh?
Non che io sia contro il matrimonio, ma mi sono resa conto che l’essere socialmente “sistemata” non vale la fatica e il disordine e la noia di un marito. E’ il marito che deve essere tanto gradevole da rendere gradevoli le rogne di una convivenza, o non ne vale affatto la pena. Un po’ come quando ci si sveglia la mattina dopo una serata intellettualmente soddisfacente, sessualmente appagante e l’alito non profuma… non ci si fa caso, i pro superano i contro.
Per colmare quella solitudine che ogni tanto prende? No.
Non ho un’amica, che sia una, di quelle sposate, che non si senta sola eppure ha un marito nell’altra stanza... su Facebook con le amiche virtuali, perché si sente solo pure lui.
Almeno nel mio caso c’è quella valigetta di speranza che la solitudine passi, e ogni tanto di fatto si parte e passa.
Da allora ho ricominciato a scrutare un uomo, non un marito.
Mi piace il fatto di poter garantire a colui che sta per offrirmi la cena che sta spendendo bene i suoi soldi, perché se lo inviterò dopo per un caffè lo farò solo perché è lui, non un marito, non un colmasolitudine, non un pagabollette e apribarattoli, ma lui. E lui è sexy, non sa di domestico, dice virilità, dice maschio, dice uomo. Poi si vedrà. Perché la donna che si sta mangiando il suo stipendio non lo fa perché ha fame, ma per sentirlo parlare pensando a dopo, quando lo sentirà respirare.
Quasi quarantenne, single per scelta finchè non cambio idea, impenitente? Non so, dovrei cercarlo sul dizionario.
Quello che so è che il fidanzatino della quarantenne non ci sapeva fare, anche se si sicuro non era stanco dopo un trasloco, che a Milano lei ha incontrato un maturo uomo navigato, indipendente, stanco dopo un trasloco ma che sa slacciare una guepiere.
Non so se lo ha sposato ma di sicuro non passano i weekend una davanti alla tivù l’altro su Feisbùk.
Benvenuta emancipazione, ad occhio ci hanno guadagnato anche gli uomini… i mariti nin so, dovrei cercare sul dizionario.

3 nosense:

{ il monticiano } at: 27 settembre 2011 00:17 ha detto...

Una versione attraente.
Se avessi avuto quaranta'anni di meno avrei provato ad essere l'uomo che ti meriti.
Non ci sarei riuscito ma valeva la pena provarci.

{ Mr. Tambourine } at: 27 settembre 2011 11:37 ha detto...

Bello.

{ Alice Lidden } at: 27 settembre 2011 17:06 ha detto...

@Aldo me la segno e per la prossima reincarnazione cercherò la giusta tempistica! :)

@Mr Tambourine grazie, mi sto scervellando sul grafico dello zerbinaggio da 10 minuti, sappi che ti odio amorevolmente.

 

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