Chi è il pane?

24 ottobre 2009
"A me convince abbastanza" afferma pensieroso un funghetto allucinato dal poco sonno.
Parla, tra le righe del cappello, del muschio che ricopre gli alberi e che come una veste li rende univoci nella loro bellezza o nella loro stortezza, perchè in fondo il muschio segna sempre il nord e difficilmente guarda a sud oppure a ovest, per non parlar dell'est, dove sorge il Sole di domani.
"Chi guarda indietro non guarda avanti" sentenzia il Bruco Turchino.
Io son confusa. Da una parte è vero che il passato ci rende unici e speciali ma è anche vero che il passato che ricordiamo è raramente felice, e il confine tra la melanconia e il ricordo è lieve come la farina quando hai il raffreddore: starnutisci, et voilà, si è spostata.
Chi son io? Chi sei tu? Chi è il pane?
"Il pane?" mi si risveglia la Regina di Cuori al momento in convalescenza per lievi palpitazioni.
Il pane, il pane... il pane è la base del nutrimento, l'essenza, il tabacco dentro la cartina: fumi la carta o il tabacco? Bevi il bicchiere o il vino? Desideri le labbra o chi le possiede? Il pane è il pane, la base, il fondamento, la sostanza, e il pane... il pane è la farina?
(La Regina di Cuori l'è confusa, sogghigno, oggi son io lo Stregatto... siamo alle porte di Halloween)
Se il pane è la farina allora il passato son io, se la farina è stata trasformata dall'acqua, dal sale, dal lievito che gonfia come la Luna crescente allora non è la farina e io son io e il mio passato era un'ingrediente.
"Aaaaah!" concorda annuendo la Regina di Cuori, ha capito.
Poi è arrivata la Luna, crescente, e il lievito ha gonfiato (speriamo non poco, ma non troppo o va da sé s'ingrassa) e modificato, la chimica della vita ha masticato la pergamena su cui altri avevano scritto.
Et voilà, son io. Nuova, cambiata, sbocciata, mutata. E scrivo.
Scrivo sulla stessa pergamena: sulle righe, tra le righe, di traverso, contromano, ogni parte libera del foglio la scrivo io.
"Guardi all'oggi" osserva il Bruco Turchino senza che si comprenda se critica o approva, ma non mi sfugge che chi guarda all'oggi non guarda al domani.
Guardo me, come novella Narciso mi rimiro, mi osservo e scopro perchè come un fiore muto, cambio, scopro. Dica lei, Signor Bruco, turchino come la mia camera da letto, esiste un momento uno solo in cui una persona di buon senso e di consapevole consapevolezza può pensare d'aver scoperto ogni vitale segmento di brivido nella lunga autostrada che è la pelle del proprio amante?
Ci pensa su, aspira il suo narghilè all'amanita muscaria e poi scuote il capo peloso "No che non può, solo chi si annoia di se stesso smette di scoprire gli altri e afferma di aver appreso ciò che c'era da sapere".
E dunque io scopro me. Onanistico piacere di guardare all'oggi, come direbbe Woody Allen: punti vivi, punti morti...
Ecco cosa non mi torna nel discorso melanconico del funghetto che io, a parte i ragni che gongolano acciambellati sulle piante, gli aracnidi li schiaccio. Ho sempre pensato fosse giusto così: io scorpione, ragno superiore, sommato alla legge del più forte, uguale: aracnidi, benvenuti nella giungla.
Insomma, vanno bene gli stregatti invisibili, i bruchi allucinati, i matti, le regine, i coniglietti e passi anche lo specchio con le sue mille facce che mostrano e celano ma i ragni... consentitemi... fanno proprio schifo.
Poi, non nacqui farfalla. Al massimo goffa libellula ma come Evinrude: motore di un gommone dove non siedo quasi mai io. Bella? Non mi trovo bella. Leggiadra? Al massimo un'elefantessa di Fantasia educata. E poi quella storia della vita breve proprio non mi starebbe bene.
Diciamolo, le farfalle sono scioccamente belle, forse son simboli di giovinezza che vola via in un batter d'ali e io son nata grande e "pesante" (<- come direbbe Kundera, non nel senso che alla bilancia scoppiano i polmoni meccanici).
Allora mi domando come possa una formica scambiarsi per cicala? No, no, questa storia odora di burla... trick or track?
E mentre la notte scende, la Luna sale e i ragni avanzano io accendo un fuoco domestico e ci brucio dentro il passato che rigurgita. E il fuoco cannibale mastica i ragni che escono dalla terra del passato, gnam, gnam, gnam, si alza, danza, balla, io sorrido e lo applaudo "Bene!, Bravo!" e rido, che il passato è morto, finito e concluso e il presente porta con sé il freddo di un Inverno che guarda già al futuro.
"Chi è il pane?" domando al fuoco.
"E' Pane!" ridono le fiamme, e canticchiano "Pane! Pane! Pane!"
E che io sia io, tu sia tu, il pane sia pane.
E la farina... grazie tanto dell'aiuto... resti pure farina.
E' Halloween, brucia la farina, bruciano i ragni, e io son lo Stregatto... e tu sei lo Stregatto.
Bu!


Immage, qui

2 nosense:

Rosa at: 14 novembre 2009 07:22 ha detto...

Ma i funghetti sono sempre un po' malinconici. Astrologicamente troppa acqua e poche ossa ;-P

{ Alice } at: 19 novembre 2009 10:52 ha detto...

@Rosa hehehe posso dire di capirli allora. E' vero, ogni tanto ci si annega da soli ;)

 

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