Alchimia della Vendetta

14 settembre 2009
Io non conosco la cattiveria, l’arte di provare piacere dal dolore altrui è un demone a cui non ho mai permesso di possedermi. Ma conosco l’arte della Vendetta. E ora te ne farò dono.
Non so perché alcuni pensino che io sia razionale e calma. Io sono costantemente un’atomica sotto pressione, un vulcano compresso nella sua stessa lava. Dirò di più: i calmi, in quel senso, per me sono dei dementi. Chi subisce giustificando la propria vigliaccheria con questioni morali per me è una stupido. E se c’è qualcosa che non mi riesce è mimare la stupidità.
Ho imparato l’arte di distruggere da tempo, distruggere non è sempre un male anzi, spesso è un bene: distruggi il dolore e sarai un guru per chiunque. Io so distruggere ma in questo caso non voglio un protocollo standard, voglio offrirti in virtù del sangue che ci lega qualcosa di speciale. L’arte della Vendetta.
Sembra un gioco, non lo è. È un complesso e lungo rito alchemico, ma andiamo per ordine.
Voglio prima di tutto chiarire che non è perché sei tu, non è odio, il fratello opposto di amore. Se percepisci questo confondi me con lui, tuo padre, che è entrato nella mia mano e ha impugnato su mazzolu. Ha cercato di trasformarmi in s’Accabadora, ma non è il momento, c’è di peggio della donna della morte. In fondo lei è molto buona.
In secondo e ultimo luogo io non provo piacere a farlo, anzi ne soffro fisicamente. Ma sei entrato nel mio giardino e rivolto alla casa hai ingiuriato ridendo una bambina di pezza spezzata che stava tranquilla all’interno della casa. L’errore è stato che hai alzato troppo la voce, e lei ti ha sentito. Così ora la Fata ha gli occhi entrambi aperti, sono crudeli, e si è alzata e… ha ragione, quanto mamma orsa mentre sbrana il cacciatore. È un vecchio debito che ha con quella bambina che non ha saputo/potuto difendere, le deve l’infanzia e l’innocenza. E questo la rende assai crudele, ma non cattiva. Perché non sta provando piacere, anzi, però Vuole farlo.
La prima fase del rituale consiste nello scavarsi l’anima, scendere nei propri Inferi fino a trovare la radice del dolore che hanno provocato, lo si estirpa e lo si porta su. Poi lo vivi, senza fughe o compassione per te stessa, sulla e sotto la pelle, dentro le membra e fino al midollo. Non ne negherai nulla, ma devi fare attenzione, lo devi dominare. Cavalcarlo, e quando lo fai devi sapere che cavalchi il drago più potente che puoi incontrare, perché non puoi essere più forte di te stessa. È una questione di equilibrio, non di forza. Danzi con lui, lo rivivi, ancora e ancora.
Intanto dentro accumuli un siero di veleno caldo e bruciante come lava. Finchè non ti riempie del tutto, finchè devi iniziare a condensarlo o diventerai demone di te stessa, è in questo momento che ti ammali. La temperatura sale, il cuore batte, il corpo si ammala e combatte. Intanto che sfebbri condensi la lava in ghiaccio secco, una slavina di soda caustica pesante come uranio e altrettanto letale. Allora torna la ragione, prende il posto della Furia a cui avevi lasciato la porta aperta.
E sei ghiaccio caustico. In questo momento appare chiara come una visione la Vendetta, solo allora ti degna di svelarsi ai tuoi occhi. Non degna i passionali, non degna chi si fa possedere ma solo chi possiede e sa cavalcare il drago che contiene.
Ora sei come un soldato: non hai compassione, non provi nessuna emozione ma quel condensato di veleno ti porta avanti fino al compimento del proposito.
Evito come fosse peste questa alchimia, ma tu sei il mio sangue, quando il mio sangue mi fa sanguinare io offro il massimo rispetto, come un samurai: io ti affronto con ogni mia forza e potere perché non farlo sarebbe una mancanza di rispetto ai nostri comuni avi.
Adesso sto sfebbrando. Manca poco però, la ragione riaffiora e l’emozione si sta spegnendo. Pathos mi abbandona, il siero velenoso è troppo anche per lui. E piano piano, anche la febbre se ne andrà. E sarò ghiaccio caustico.
Solo allora saprò cosa fare di te, e aspetterò anche decenni per farlo, perché ora non sei più nulla.

La bambina ora è calma. Sente l'odore di ambra e di zolfo della guerriera di un tempo. La fata la culla. Lei sorride, lei ricambia. Sulla casa, allungato come se dormisse, c’è uno spirito marziano a vegliare la notte dove volano ancora i draghi caldi di febbre.
E stiamo bene, ogni istante di condensa stiamo sempre meglio. Non ci fa più paura quasi nulla, il Sole brilla come fosse Primavera, la Luna si è fatta culla e nell’aria il profumo dell’incenso si mescola a quello del peperoncino mentre io alla finestra do il benvenuto all’Autunno.
Ho comprato quattro mele cotogne, le mischierò al miele e alla cannella e ne farò una conserva per l’Inverno che da oggi bussa alla porta. Si, c’era aria di fine Ottobre per strada e non ci si sarebbe sorpresi ad incontrare un unicorno.
Appena questa febbre sarà passata io avrò tra le mani un piccolo uovo pesante come uranio e velenoso come Medusa. E saprò cosa farne.
Per ora noi, con la fata sveglia, abbiamo acceso le candele, abbiamo messo una buona musica, e danziamo sotto una Luna che scompare ma che ha ancora voglia di dondolare.
E tuo padre, da una vecchia foto, sta giocando con me bambina. E sorride. Sorride! L’unica volta in cui lo abbiamo visto sorridere. Lui è il mio sangue.
Tu… la sua delusione.
E la mia indifferenza. Anche se nessuno ci crede, e pensandolo… sorrido. Sorridiamo.
S’Accabadora ha usato su mazzolu sulla paura di non svegliarci più. E ha svegliato la Fata, e anche la Guerriera che era scomparsa in quei 15 minuti di 37 mesi fa.
Grazie Sangue.

4 nosense:

{ did } at: 14 settembre 2009 18:59 ha detto...

non so a chi è indirizzato questo post, ma non lo invidio.
e capisco ogni tua piccola e strabordante emozione, leggendoti ho letto molte delle mie reazioni quando qualcuno ha violato ciò che non doveva violare... e si, anche io come te so attendere, anche anni... è dolce il sapore della vendetta sulle labbra. sorridi, sorridi, verrà il tempo.

Anonymous at: 15 settembre 2009 09:05 ha detto...

Questo post mi ha messo i brividi, per il dolore, la rabbia, il sangue, per tutta la sofferenza che contiene. La vendetta è un piatto che va gustato freddo, si dice e tu stai aspettando che la nemesi diventi ghiaccio, Ti auguro che questo possa portarti sollievo, hai tutta la mia comprensione ed il mio affetto. sai che puoi sempre sempre contare su di me. Un abbraccio. Green

{ Santaria } at: 21 settembre 2009 20:22 ha detto...

mmmmm non mi ha postato il commento...
buon 21 :-)

{ Alice } at: 24 settembre 2009 01:06 ha detto...

@Did
Serve molta determinazione per non disidratarsi durante l'attesa. Ma immagino tu lo sappia benissimo ;)

@Green
Ti ringrazio, di sicuro non credo alle reazioni calde, di sangue che per quanto spontanee portano sempre con sé quella fastidiosa sensazione che sussurra: si poteva far di meglio.

@Santaria
Anche a te.

 

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