Riedizioni: Saggio sull'amore

12 gennaio 2010
A: la tua vita va bene, hai un lavoro, hai una fede, hai una buona famiglia...
G: si però manca l'amore!
A: beh, arriverà...
G: quando hai un puzzle pieno tranne che per un pezzo l'unica cosa che vedi è quel vuoto.
(brandello di conversazione di molti anni fa)

Per G. l’amore era il pezzo vuoto di un puzzle. Eterna ricerca di soddisfazione mancante che cancellava alla vista ogni altra cosa come una prima attrice capricciosa.
E quando ci penso mi ricordo di M.L. che per tutta la vita ha inseguito la soddisfazione senza trovarla, è morta così, senza essersi mai sentita troppo amata. M.L. era la mia Emma Bovary: leggeva tanto e si era innamorata dell’idea d’amore dei libri, struggenti descrizioni di passioni. Come Emma aveva cercato senza trovare ed era rimasta sola.
Non importa cosa cerchi e perché ma quando cerchi così diventi Odisseo (Ulisse). Dante lo pone all’inferno per la superbia di volere qualcosa di tanto speciale da non "accontentarsi" mai: Odisseo non si accontenta dell’amore “perfetto” di Penelope, né di quello di suo figlio, né di quello del suo cane, non si accontenta di avere un patria, di essere un eroe, di salvare Atene e Sparta, di sconfiggere Troia, degli Dei che lo amano e aiutano, di salvarsi dai pericoli più inimmaginabili… Odisseo non si accontenta neanche di essere immortale, ancora oggi, nel 2000 lui cerca mentre ne parliamo.
Mi stava simpatico Odisseo da piccola perché io sono cresciuta in mondo da film che mi ha regalato un lato gitano nel carattere e come la protagonista di Chocolat io sento il Vento del Nord e voglio togliere ogni legame, partire, viaggiare nell’infinito del mondo dove trovo soddisfatta la mia necessità di libertà.
Poi sono cresciuta e mi sono resa conto che viaggiare sempre è la peggiore delle gabbie, che la libertà è decidere di fermarsi. E mi è stato antipatico Odisseo, solo un retrogusto di tenerezza per un uomo insoddisfatto come M.L. ma sciocco, non eroico.
L’altro giorno leggevo la brochure dell’atelier dove lavoro e si parlava di Penelope, perché c’era anche lei nella storia che Omero attribuisce ad Odisseo.
Mi hanno insegnato che Penelope era una sciocca, che attendeva un amore rimanendo a disposizione del marito, una donna di altri tempi che bisognava eliminare perché si accontentava, come Circe si doveva essere: pretendere, a costo di non avere nulla. In fondo anche Penelope resta senza Odisseo, perché lui riconquistata Itaca riparte. Ma la brochure ha ragione, Penelope non è così, così l’hanno raccontata gli uomini e le donne ci hanno creduto.
Penelope dà vita alla sua storia: tesse e scuce per se stessa, lei narra una racconto solo suo, lei Crea usando gli stessi gesti delle Parche che tolgono e danno la vita e quindi diviene divina. Lei è l'Arte, al di fuori dagli affanni maschili, della politica, di ciò che ruota senza sosta e senza soddisfazione. Lei è il Nirvana descritto da altri, il centro di gravità permanente, la simbiosi con le stagioni che ogni anno nascono (tessono) e muoiono (disfano) per riprendere all'infinito, è il ciclo di reincarnazioni e un buddha prima che si pensasse potesse esistere Buddha.
Lui viaggia ingordo senza soddisfazione, lei soddisfatta da se stessa realizza un racconto che solo un iniziato può cogliere.
Cos’è l’amore?
Soddisfazione? Un vorticare continuo? Una stretta al cuore? L'ultimo pezzo di puzzle vuoto che come una prima attrice attira a se tutte le attenzioni? Un’emozione o un Sentimento?
In occidente ti racconteranno la storia di Madame Bovary che cercava l'amore dei libri: quello che toglie il fiato e stritola lo stomaco, quello che in verità è passione, emozione, quello famelico e ingordo che divora le menti e le annulla.
In oriente ti narreranno la storia dell'amore che nasce come un germoglio e piano cresce di cure e nutrimento fino a diventare una quercia eterna che si innalza dalla Terra al Cielo congiungendo gli déi e creando armonia.
M.L. credeva nell’Occidente.
Io credo in Penelope e nella sua storia per pochi, quella che Omero non ha narrato ma lei ha lasciato comunque. Io non voglio accontentarmi di un’emozione che mi faccia sentire viva: io sono viva anche senza le emozioni date dagli altri come Penelope.
E quindi voglio un Sentimento, che cresca piano piano e diventi quercia, che congiunga la Terra con il Cielo e faccia cantare gli déi, che sia come il Tempo: germoglierà in Primavera, darà frutti in Estate, si attenuerà in Autunno, sembrerà morto in Inverno e solo per fede religiosa verrà curato, rinascerà in Primavera e via da capo. Perché l’eterno è un continuo divenire e nulla che si trasforma può davvero annoiare.
L'amore non è un pezzo di puzzle che manca, quella è la cecità di Odisseo che cerca ciò che possiede già: il resto del puzzle.
L'amore completa non cancella, non annulla ma raffina, non toglie identità ma la evidenzia nella diversità con l'altro.

La gente si accontenta... si. Si accontenta di un'emozione che la faccia sentire viva, solo perché è arida dentro; oppure si accontenta di una compagnia per occupare il silenzio delle notti che li spaventa, solo perché hanno troppa paura per ascoltarlo.
L'amore è il più grande segreto iniziatico, e i segreti iniziatici hanno il brutto vizio di essere evidenti ai bambini che vedono l'ovvio, sono lì davanti a te ma sei tu, Odisseo della vita, a non vederli.
E gli iniziati veri ti ignorano quasi, come Penelope che tesse e si disinteressa della storia di Omero. Lei ha una storia sua e di questo è così sicura da non curarsi neppure del ruolo che un non-iniziato le ricama indosso con le parole.

Emma, Emma, ferma il treno dei libri che sono solo sogni raccontati bene e offriti un drink sotto un albero in fiore. Chiedi a lui cos'è l'amore e ti dirà che è un germoglio che cresce e sboccia, che è il giorno che nasce e tramonta, che è il sibilo del silenzio nella notte quando i rumori della mente cessano e rimane solo l'eternità.
Il resto è accontentarsi di una trama narrata ad arte... un comptoir de patisserie dove acquistare per pochi spiccioli un cantastorie che renda la tua vita una poesia, ma sempre la tua vita rimane. Diventa poetessa delle tue giornate, diventa scrittrice del tuo destino, diventa Penelope che tesse e disfa senza padroni.

Chi sei tu?
Odisseo (tradotto: Nessuno)!
E dire che lo aveva già detto Omero... nessuno, niente, la negazione dell'esistere.

4 nosense:

@@@ at: 13 gennaio 2010 15:09 ha detto...

ciao Alice,davvero molto bello questo post...interessante..già mi chiedo cosa voglio essere o chi sono esattamnete nei confronti dell'amore..riporto una delle frasi che hai scritto perchè condivido questo pensiero..."L'amore completa non cancella, non annulla ma raffina, non toglie identità ma la evidenzia nella diversità con l'altro."
l'amore non mi ha completata..mi ha annullata... ecc...eheheh...cmq grazie per i tuoi pensieri ciao alla prossima Rosa.

Anonymous at: 13 gennaio 2010 20:12 ha detto...

tra il post precedente e questo, che bel trattato di filosofia sull'amore! Brava, cara, ad analizzare al microscopia un sentimento così vario e variegato. Bella la conclusione. Un abbraccio. Donatella

{ il monticiano } at: 27 gennaio 2010 17:15 ha detto...

Dopo aver letto e commentato il post precedente, questo è stato un suo degno copletamento.
Avrà un seguito?
Descritto così l'amore, io lo spero.

{ Alice } at: 3 febbraio 2010 00:39 ha detto...

@Rosa purtroppo esistono vari tipi di amore, e non tutti vale la pena di sperimentarli :/

@Donatella mi sa che li avevi già letti, o no?

@Aldo speriamo pure di incontrarlo, scritto così :D

 

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