I signori delle triplici porte

30 ottobre 2009
La donna seduta alla finestra ascolta il vento e si domanda un numero. Quanti anni sarebbero, si chiede.
Sa che non ha alcuna importanza contare il tempo. Sarebbe come contare i grammi del peso del proprio amante, futile.  
Il Tempo non si ferma comunque, il Tempo divora i suoi figli per non perderli mai, possessivo, geloso e nebuloso. Se lo vuoi dominare confonde le acque tra il passato e il presente, allunga il miraggio del futuro per farlo giungere in istante dopo o un istante prima.
Da un luogo lontano nello spazio il Tempo ha dato di nuovo in mano al suo custode le chiavi delle porte, il vento porta i passi che egli compie per giungere alle triplici porte. Il rumore metallico di chiavi forgiate nella pietra antica. Il custode sta aprendo le porte.
La donna ascolta e sa. Non è il momento di parlare, non è il momento di pensare. La mente le diventa vuota come il Tempo: vuoto e pieno, pieno e vuoto.
Lentamente le triplici porte si spalancano. Forse in fretta o forse lentamente.
I tre fratelli, dietro le porte, attendono da tempo che il loro padre permetta loro l’istante infinito di libertà.
Uno lo puoi guardare senza vederlo, è scuro come il carbone del fuoco che custodisci in casa, forse è un guerriero alto e vigoroso, forse è un vecchio dagli occhi di sangue, forse è un bambino che non cresce ma di certo porta con sé la paura che ognuno attanaglia di notte. È il maggiore, colui che è già nato e cresciuto, vissuto e morto ma mai cessato.
L' altro possiede un volto conosciuto, è rassicurante come un gatto domestico. Sembra disposto a riposare sul tuo grembo ma conserva il suo spirito indomabile e quando meno te lo aspetti può ferirti. Ha gli occhi del cielo spento d’Autunno, ma sono occhi cangianti e domani saranno chiari come la Primavera. È colui che muta aspetto e forma ma rimane sempre se stesso, è il fratello di mezzo colui che ti appare sempre vicino eppure è già fuggito. Appena lo pensi è scomparso, appena allunghi la mano non esiste più restando sempre con te.
Il più giovane è bello come l’alba all’orizzonte e il suo sorriso irretisce l’animo più riottoso, non esiste essere vivente che non desideri possederlo, ma ha il cuore freddo come il ghiaccio e non esiste animo che non tremi al suo cospetto. Assume ogni forma che chi lo guarda desideri, ora è moro e ora è biondo, ora è uomo e ora è donna. Conosce ogni tuo desiderio e speranza, conserva in sé il potere di infrangerli con fredda indifferenza o di cullarli nel suo ventre ora fertile e ora sterile.
La donna li scorge dietro le porte che il custode del Tempo apre.
Sono i suoi figli più amati e anche più spietati. Sono sempre con chiunque e non puoi esistere senza di loro eppure, eppure tutti gli uomini sognano di spezzare le catene che li soggiogano al loro potere infinito. Ma solo il Tempo può domarli, egli che può andare oltre i suoi figli umani e quelli che ora stanno abbassando il capo sorridendo e pregustando la libertà che sta per essergli concessa.
Allora, quando le porte saranno spalancate, correranno restando fermi, si inseguiranno e si lotteranno, ameranno e violeranno ogni legge assieme alle ombre che li seguono, sconvolgendo gli animi e l’ordine naturale delle cose.
La donna lo sa e sente il sussurro delle ombre.
Sono infinite, alcune spente come l’Inverno, altre colorate come l'Estate. Sussurrano e in pochi ascoltano, consigliano ma in pochi seguiranno, portano con loro ogni sentimento che si possa percepire sotto pelle.
Le ombre del figlio maggiore sono opache e scure, hanno occhi rossi come il sangue e labbra bianche come neve. Chi le scorge senza coraggio le teme; per loro la donna ha preparato un piatto di fave e pane che ha posto alla finestra. Sa che giungeranno irrequiete dal viaggio e che prima di parlare vorranno essere accolte come si conviene. Arriveranno all’improvviso come un lampo o un sogno che non si riesce a ricordare, e parleranno sussurrando come il vento, così piano che le sentiranno in pochi. Saranno possenti o minute, fragili o violente, ma tutte molto affamate ed assetate.
Le ombre del figlio di mezzo saranno per la donna le più confuse, impalpabili come nuvole ora scure e ora chiare, le sembrerà di conoscerne ogni tratto ma si accorgerà di ignorarne molti, troppi; porteranno con loro paure e spaventi, speranze e turbamenti; scivoleranno ovunque diventando ogni volto e ogni cosa, compresa lei. E da loro si dovrà guardare per non dimenticare di farle uscire quando il loro padrone andrà tornando dietro la propria porta.
Le ombre del figlio più giovane sono quelle che teme di più. Come il loro signore ingannano, illudono, spaventano e lasciano sperare in miraggi irraggiungibili. Sono chimere che possono ingoiarti con la loro gioia e felicità ancora fredda di vita, sempre eccessive e sempre possenti. Ma se riuscirà a domarle, come cavalli selvatici, potrà conservarne la gioia in una bottiglia dal vetro scuro da aprire quando ne avrà bisogno.
La donna alla finestra ascolta il vento, sente le triplici porte aprirsi e i figli del Tempo giungere con le loro ombre. Guarda i passanti ignari e poi alzando gli occhi su di un’ombra opaca dalle labbra di neve domanda: quanti anni avresti ora?
Sanno entrambi che non ha importanza, ma l’ombra sussurra, sorride e appare nella sua veste. I capelli chiari, gli occhi più grandi di com’erano, le spalle cresciute son quasi quelle di un uomo, il sorriso è quello che le ombre del passato donano a chi non dimentica. Poi si allontana mentre la donna sussurra: Buon compleanno in ritardo, tesoro. Sa che egli deve andare da chi ancora soffre a donare la frase che ogni giorno dal primo giorno ripete.





The children of Cronos
Olio su tela di Victor Hagea

7 nosense:

Rosa at: 14 novembre 2009 07:20 ha detto...

Molto bello!

{ Alice } at: 19 novembre 2009 10:53 ha detto...

@Rosa Grazie ;)

{ Luka } at: 28 novembre 2009 01:58 ha detto...

Bellissimo... passa in stampa U.U

{ Mobu } at: 11 dicembre 2009 01:03 ha detto...

Riflessione davanti al frigo:

"E se il tempo non esistesse?
Avrebbe senso continuare a guardare fuori dalla finestra?"

Ciau
Mobu

{ Alice } at: 12 dicembre 2009 00:42 ha detto...

@Luka
Grazie :°)

@Mobu
Più o meno quanto guardare fuori da un acquario... credo... ;)

{ Luka } at: 15 dicembre 2009 00:53 ha detto...

Penso che ormai ci siamo capiti... si? >:-P

{ Alice } at: 15 dicembre 2009 12:14 ha detto...

Giuro si! Capito! Capito! :°)

 

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